Perché i 60 CFU sono diventati fondamentali per insegnare in Italia?
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Negli ultimi anni ci sono stati cambiamenti sostanziali nella formazione e nei requisiti per diventare insegnante nelle scuole secondarie.
Tra questi, uno dei più rilevanti è l’introduzione del percorso abilitante da 60 Crediti Formativi Universitari (CFU) in discipline didattico-antropo-psico-pedagogiche, linguistiche e metodologiche.
Se stai considerando una carriera nella scuola o già lavori in ambito educativo e vuoi capire cosa serve ora realmente, è essenziale sapere cosa sono questi 60 CFU, come ottenerli, a cosa servono davvero.
Con Inversi, nella nostra sede di Taranto, vogliamo aiutarti a fare chiarezza su questo requisito, che può fare la differenza tra poter insegnare o restare fuori.
A chi sono rivolti i 60 CFU?
I percorsi abilitanti da 60 CFU sono destinati a diverse categorie:
Chi possiede una laurea (vecchio ordinamento, magistrale o magistrale a ciclo unico) coerente con la classe di concorso per l’insegnamento.
Studenti che sono iscritti a corsi universitari di laurea magistrale (o magistrale a ciclo unico) che soddisfano i requisiti di CFU previsti.
Chi ha già conseguito i 24 CFU (per discipline antropo-psico-pedagogiche e metodologie/didattiche) entro una certa data, ma ha bisogno di integrare per arrivare ai 60 CFU richiesti.
Alcune categorie con percorsi abbreviati (30 o 36 CFU) sono ammessi in base a requisiti specifici come esperienza lavorativa, abilitazione già posseduta, servizio nella scuola, partecipazione a concorsi.
agli Insegnanti Tecnico-Pratici (ITP), che possono partecipare ai percorsi abilitanti (inclusi quelli da 60 CFU) con il solo diploma tecnico/professionale coerente con la classe di concorso, grazie alla proroga che estende la validità del diploma fino al 31 dicembre 2026;
ai titolari di contratti di docenza nell’ambito di percorsi di istruzione e formazione professionale delle Regioni nell’anno scolastico precedente all’avvio dei percorsi (riserva 5%)
Si intendono per laureandi:
● gli iscritti all’ultimo anno dei corsi di laurea magistrale, purché abbiano maturato almeno 60 CFU;
● gli iscritti ai corsi di laurea magistrale a ciclo unico, purché abbiano già acquisito almeno 180 CFU.
N.B.:
i candidati in possesso di titolo di studio non abilitante conseguito all’estero, sono ammessi a partecipare ai percorsi di formazione, previa presentazione del titolo direttamente presso l’istituzione di interesse, che lo valuterà ai fini dell’ammissione, secondo le norme vigenti in materia di ammissione di studenti stranieri ai corsi di studio nelle università e nelle istituzioni AFAM italiane.
Cosa sono esattamente i 60 CFU e cosa comprendono
I 60 Crediti Formativi Universitari previsti per l’abilitazione all’insegnamento includono:
Discipline antropo-psico-pedagogiche: materie che studiano lo sviluppo cognitivo, la psicologia dell’apprendimento, le dinamiche della classe.
Metodologie e tecnologie didattiche: strumenti e modalità per insegnare efficacemente, uso di tecnologie digitali, strategie didattiche, valutazione.
Lingue, comunicazione e altri insegnamenti complementari come competenze linguistiche, anche per rispondere a classi che richiedono insegnamento bilingue o CLIL.
Tirocini (diretti/in diretta con la scuola e indiretti) e attività pratiche per fare esperienza reale.
Alla fine è prevista una prova finale, che può includere una lezione simulata e/o esame scritto/orale.
Da quando e in che periodo sono richiesti
Dal 1° gennaio 2025, chiunque voglia partecipare ai concorsi per insegnare nella scuola secondaria (primo e secondo grado) dovrà obbligatoriamente aver conseguito i 60 CFU previsti dal DPCM 4 agosto 2023.
Pertanto:
Non basterà più il vecchio pacchetto dei 24 CFU: questi sono stati utili fino al concorso straordinario e alla fase di transizione, ma la normativa ha fissato un termine preciso oltre il quale diventano insufficienti.
Il legislatore ha voluto standardizzare la preparazione, ampliando le competenze richieste: da un lato didattiche e pedagogiche, dall’altro pratiche e metodologiche. In sostanza, l’obiettivo è elevare la qualità dell’insegnamento e ridurre l’improvvisazione in aula.
Dunque, per un aspirante insegnante, questo significa che non si potrà più “rimandare”: senza i 60 CFU non si può presentare domanda al concorso.
La fase transitoria e i 24 CFU
Il legislatore, per non “bruciare” chi aveva già investito nel percorso dei 24 CFU (DM 616/2017), ha previsto una clausola transitoria:
se i 24 CFU sono stati conseguiti entro il 31 ottobre 2022, questi restano valorizzabili;
tuttavia, non danno più accesso autonomo al concorso: vanno integrati fino a raggiungere i 60 CFU complessivi.
Di fatto, chi si trova in questa situazione non deve ricominciare da zero, ma proseguire con un percorso ridotto (in genere 36 CFU, salvo riconoscimenti specifici da parte degli atenei). È un compromesso che tutela chi era già in formazione, e al tempo stesso si allinea ai nuovi standard richiesti.
I bandi universitari a.a. 2024/25
Per rendere operativi i nuovi percorsi, il Ministero ha autorizzato gli atenei ad attivare i percorsi abilitanti da 60 CFU già a partire dall’anno accademico 2024/25.
Gli atenei pubblici e telematici accreditati stanno pubblicando i bandi ufficiali, che specificano:
il numero di posti disponibili per classe di concorso,
i requisiti di accesso,
le modalità di selezione (spesso per titoli, a volte con test di ingresso in caso di sovrannumero),
i costi di iscrizione e frequenza (con tetto massimo fissato dal DPCM, ma variabile tra università),
i tempi per la candidatura.
Alcuni bandi prevedono anche quote riservate (es. 45% per chi ha almeno 3 anni di servizio, 5% per i docenti dei percorsi di istruzione e formazione professionale).
Dove si ottengono i 60 CFU
Solo gli atenei e le istituzioni AFAM (Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica) accreditati dal MIUR possono attivare i percorsi da 60 CFU.
Ogni anno il Ministero pubblica un decreto che assegna a ciascuna università un certo numero di posti per classe di concorso, in base alla capacità didattica e alla programmazione nazionale.
Gli atenei possono essere:
Università statali e non statali (es. Verona, Bari, Cattolica, ecc.),
Questo garantisce che la formazione sia omogenea e con standard qualitativi comuni in tutto il Paese.
Modalità di erogazione: presenza, online e mista
La normativa ministeriale è chiara:
Le attività teoriche (lezioni di pedagogia, metodologie, linguistica, ecc.) possono essere svolte anche in modalità telematica o mista (una parte online, una parte in presenza).
Le attività pratiche e di tirocinio devono essere svolte in presenza fisica presso scuole accreditate. Questo perché l’esperienza diretta con gli studenti e la classe è considerata insostituibile.
Anche chi si iscrive ad atenei telematici dovrà comunque recarsi in sede per svolgere parte delle attività pratiche.
Molte università si appoggiano a poli didattici decentrati o a centri di alta formazione convenzionati, che consentono di seguire le lezioni e ricevere supporto in città diverse da quelle della sede principale.
Nella nostra sede a Taranto infatti potrai usufruire di:
Orientamento personalizzato: ti aiutiamo a capire quale percorso abilitante scegliere (60, 36 o 30 CFU) in base ai titoli e all’esperienza.
Collaborazione con università accreditate: grazie alla convenzione con Openform, che ci permette di interagire con le Università Telematiche UniPegaso, Unimercatorum ed essere punto di riferimento per le iscrizioni ai corsi abilitanti. Le attività didattiche si svolgono unicamente online e in presenza secondo percentuali definite dai singoli bandi solo ed esclusivamente presso la sede universitaria accreditata per ciascuna regione.
Assistenza burocratica: affianchiamo gli studenti nella preparazione dei documenti (certificati, riconoscimento dei CFU, domande di ammissione).
Tutoraggio: offriamo un punto di riferimento durante il percorso, specialmente per studenti lavoratori o che hanno difficoltà a interfacciarsi con le segreterie universitarie.
Perché i 60 CFU sono così importanti ai fini lavorativi
Oggi i 60 CFU sono diventati centrali e fondamentali per una serie di fattori, quali:
1. Abilitazione all’insegnamento
L’abilitazione è il titolo che ti permette di insegnare in una specifica classe di concorso (es. A022 Italiano, A047 Matematica, ecc.) o su posto comune.
Prima si poteva accedere con percorsi diversi (TFA, Ssis, 24 CFU, concorsi straordinari). Ora, con il DPCM 4 agosto 2023, è stato fissato un unico standard: 60 CFU o CFA (crediti universitari o accademici).
Senza questi crediti:
non puoi ottenere l’abilitazione,
non puoi insegnare stabilmente nella scuola secondaria, se non tramite supplenze brevi come “docente non abilitato”.
I 60 CFU sono quindi il passaggio obbligato per trasformare il titolo accademico (laurea magistrale o a ciclo unico) in una vera qualifica abilitante all’insegnamento.
2. Accesso ai concorsi docenti
A partire dal 1° gennaio 2025, i concorsi ordinari per la scuola secondaria richiedono obbligatoriamente i 60 CFU.
Chi non li possiede sarà escluso a priori dalla selezione.
Questo requisito è previsto dal D.lgs. 59/2017, art. 2 (come modificato dalla riforma del 2022) e ribadito nei decreti successivi.
I concorsi straordinari degli anni precedenti avevano deroghe (24 CFU, servizio triennale), ma quelle finiscono con la fase transitoria.
In pratica: i 60 CFU non sono solo “un titolo in più”, ma la condizione d’ingresso per qualsiasi procedura concorsuale ordinaria.
3. Maggiore preparazione didattica
La riforma non nasce solo per “alzare l’asticella burocratica”, ma per migliorare la qualità dei docenti.
I 60 CFU infatti includono:
Pedagogia, psicologia, sociologia dell’educazione → per capire lo sviluppo cognitivo e relazionale degli studenti.
Metodologie didattiche e tecnologie digitali → per imparare a costruire lezioni inclusive e innovative.
Gestione della classe e valutazione → competenze fondamentali per mantenere un clima educativo efficace.
Tirocinio diretto e indiretto → esperienza concreta in aula, con tutor.
L’idea è che il futuro insegnante non sia solo un esperto della propria disciplina, ma anche un professionista della didattica.
Come possiamo supportarti con il team di Inversi
Se sei interessato a conseguire i 60 CFU, Inversi a Taranto, può aiutarti concretamente con:
Orientamento per capire se possiedi già requisiti validi o quanti CFU ti servono.
Supporto nell’interfaccia con le segreterie universitarie Unipegaso e Unimercatorum.
Consulenza burocratica per iscrizioni, scadenze, riconoscimento di crediti pregressi.
Conclusione
I 60 CFU non sono una formalità o un onere burocratico: sono la chiave per entrare nella scuola secondaria con titolo abilitante e fare ciò che serve davvero per insegnare con competenza e professionalità.
Se vuoi costruire la tua carriera come insegnante, acquisire i 60 CFU oggi è indispensabile e ti apre opportunità reali nel mondo scolastico.
Se sei a Taranto o provincia e vuoi capire come fare, contattaci.
Possiamo aiutarti a:
verificare la tua posizione attuale,
capire il percorso più adatto,
trovare il modo migliore (anche economico o finanziario) per conseguire i crediti.
Con Inversi, la tua voglia di insegnare può diventare realtà!
🎯 Inizia oggi a costruire un futuro più solido, sicuro e spendibile sul mercato del lavoro.
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